Chromas - Associazione Musica Contemporanea

 

Gli Slowind concludono Trieste Prima 2017

Il 6 dicembre, all'Auditorium del Museo Revoltella, si è concluso il festival Trieste Prima 2017. L'ultimo concerto è stato affidato al quintetto di fiati Slowind, che si è esibito nei Cinque studi di Niels Rosing-Schow, piccoli gioielli dal sapore intimista, in Dogodki II (Eventi II) di Lojze Lebic, brano dal piglio teatrale, e Flamen di Ivan Fedele, opera in cui l'autore riesce nella creazione di una vera e propria architettura musicale, cangiante di riverberazioni acustiche sorprendenti, grazie alla particolare distribuzione degli strumenti in sala. Il concerto è stato concluso dal temibile Quintetto di fiati op. 26 di Arnold Schönberg, esposto con la consueta freschezza d'invenzione che caratterizza gli Slowind, sicuramente uno dei quintetti di fiati più in vista del momento. Il brano di Schönberg è stato preceduto da alcuni accenni analitici a cura di Corrado Rojac, che si è anche prodotto al pianoforte esplicando il rapporto tra la serie scelta da Schönberg per la composizione del quintetto e le conseguenti scelte tematiche operate dal maestro viennese.

Il prossimo appuntamento con Trieste Prima è fissato per l'autunno 2018. Nella foto: gli Slowind

 

 

Avviso

Il concerto del quintetto di fiati Slowind si terrà il 6 dicembre all'Auditorium del Museo Revoltella (via Diaz 27, Trieste) alle 18.00.

 

Una serata speciale è in programma il 5 dicembre 2017. Presso il Museo della Comunità ebraica (via del Monte 5/7, Trieste), alle 17.30, la vicepresidente di Chromas Monika Verzár Coral presenterà, in anteprima nazionale, la proiezione di un film muto del 1926, Die Stadt ohne Juden, di Hans Karl Breslauer. Singolare satira sull'antisemitismo di quegli anni, il film è tratto dall'omonimo libro di Hugo Bettauer.

 

Il Duo Novalis con Giorgio Klauer per una serata che lascia il segno

Il primo dicembre all'Auditorium del Museo Revoltella, il Duo Novalis, formato dai pianisti Stefania Amisano e Claudio Cristani, ha affrontato un programma denso di contenuti, ad iniziare dai Giochi di György Kurtág e dal Madrigale di Aldo Clementi, due classici del Secondo Novecento, sino alle nuove suggestioni di Darken di Wei-Chieh Lin o di Souvenirs d'une aura di Bernd Richard Deutsch. Semplicemente "sinfonico" il monumentale Black Mirrors II di Gerhard Winkler, denso di riverberazioni elettroniche dovute all'immaginazione di Giorgio Klauer. Un concerto che ha lasciato il segno. Nella foto: Duo Novalis

 

Quattro sassofoni per Mario Marzi

Il 22 novembre, nella splendida cornice della Sala Tartini del Conservatorio di Trieste, il sassofonista Mario Marzi ha superato sè stesso in un concerto che ha presentato quanto di meglio sia stato prodotto negli ultimi anni in Italia per questo strumento. Il solista si è cimentato con tutta la famiglia dei sassofoni, in un programma che ha proposto, tra l'altro, Munch di Giampaolo Coral. La tematica del festival, "musica e vocalità", ha affrontato, nel caso del compositore triestino, l'istanza della sublimazione, singolare chiave di lettura del brano, nato dalla risonanza interiore che Coral provò osservando i dipinti del maestro norvegese, in primis il celebre Urlo. Alcuni degli altri brani, tra cui Improvviso statico I di Carmine Cella, sono stati affiancati dall'elettronica della Scuola di Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio "Tartini", arricchendo la serata della spazialità sonora che ha definitivamente ammaliato il pubblico presente, già meravigliato dal disinvolto passare di Marzi da uno strumento all'altro. Già, poiché, dopo un inizio al sax contralto, il celebre sassofonista ha abbracciato il soprano, per poi prodursi al baritono e al tenore. Serata indimenticabile. (Nella foto: Mario Marzi)